"Negare o limitare i diritti significa negare la cittadinanza così come rinunciare ai diritti significa rinunciare ad essere cittadini"
CONVEGNO "QUALE FUTURO PER LA SANITA' IN CAMPANIA"
Organizzato dall’associazione Koiné-Insieme con l’ammalato, in occasione del proprio ventennale, si è tenuto il 21 ottobre presso l’Aula magna dell’ospedale C.T.O. dell’Azienda dei Colli, un convegno sul tema “Quale futuro per la sanità in Campania”.
Come è stato puntualizzato nell’introduzione dalla presidente Maria Paola Garofalo, lo scopo è stato quello di fotografare la situazione esistente e le cause delle difficoltà attuali, senza alcun intento critico su chi questa situazione ha determinato, per cercare di individuare, con sano realismo, le prospettive per il futuro.
Hanno relazionato il sen. Raffaele Calabrò, consigliere per la sanità della Regione Campania, il dott. Mario Morlacco,subcommissario per la sanità della Regione Campania, il dott. Bruno Zuccarelli, segretario regionale dell’A.N.A.A.O., il dott. Michele Di Iorio, presidente Federfarma Napoli, il dr. Ciro Carbone, presidente collegio I.P.A.S.V.I, Napoli, il dott. Fabio Pascapé per Cittadinanzattiva. Le conclusioni sono state tratte dal dott. Giuseppe Ianniruberto, vicepresidente dell’associazione Koiné-Insieme con l’ammalato.
Un profilo comune ai vari interventi è la constatazione della disastrata situazione economica della sanità in Campania, dovuta ad una irrazionale distribuzione dei presidi ospedalieri di piccole dimensioni, inidonei a costituire un valido servizio all’utenza; ad una gestione clientelare degli incarichi, troppo spesso attribuiti a prescindere dalle capacità professionali; ad un facile ricorso alle strutture ospedaliere, agevolata dall’inesistenza di servizi sul territorio capaci di assicurare un’assistenza domiciliare e di evitare ricoveri inappropriati; alla mancanza tutt’oggi di una strategia complessiva tale da razionalizzare l’assistenza; al ricorso a strutture fuori regione per effetto di un certa sfiducia verso le strutture esistenti sul territorio, pur se capaci di offrire un servizio di adeguato livello.
Ribadita da tutti la necessità di tener conto, come premessa necessaria, del diritto – costituzionalmente garantito - dei cittadini alla tutela della salute e della centralità della persona umana, alcuni punti sono emersi con particolare forza ed evidenza.
Si rende necessaria la soppressione e la riconversione di alcune strutture ospedaliere e l’organizzazione di un servizio sul territorio, tale da renderlo più funzionale ed efficace per far fronte alle esigenze dei cittadini: si tratta di una operazione che incontra non poche difficoltà per la resistenza di alcune comunità locali, che si oppongono a tali interventi. Di qui la necessità di un coinvolgimento responsabile di tali comunità, che devono essere informate dei costi-benefici di una diversa strutturazione del servizio in loco.
Una parte significativa delle risorse disponibili sono sottratte alla loro naturale destinazione per fronteggiare spese inutili (legali, interessi dovuti ai ritardi, con i quali l’amministrazione fa fronte ai propri debiti,…), donde la necessità di meccanismi virtuosi tali da porre riparo ai ritardi con i quali vengono soddisfatte le giuste pretese dei creditori.
Posto che alcuni piani sono stati elaborati, per essere poi abbandonati, si rende necessario un coinvolgimento delle varie componenti professionali e della cittadinanza nella fase di progettazione di una organizzazione più efficiente ed economicamente compatibile.
Nel panorama delle deficienze esistenti, in loco vi sono strutture adeguate (ed in alcuni casi di eccellenza) e, ciò nonostante, una cattiva informazione e la tendenza ad un certo “turismo sanitario” pongono a carico della sanità campana oneri economici, che vanno a beneficio di altre regioni.
Pur in presenza di risorse disponibili per prevenire o ritardare l’evoluzione di talune patologie, non adeguata attenzione viene prestata all’attività di prevenzione, che potrebbe evitare per il futuro un incremento di spesa, donde la necessità di una più oculata attenzione al riguardo e di un’opera di informazione dei cittadini.
Vanno potenziate quelle strutture che, in alternativa ad un’ospedalizzazione indiscriminata ed in maniera anche più economica, possono prestare un’assistenza più adeguata ai reali bisogni dei cittadini.
Vanno valutate, con spirito critico ma propositivo, alcune recenti iniziative (prescrizione dei farmaci, sistema di prenotazione per prestazioni specialistiche,…), che a prima vista non appaiono particolarmente funzionali e per l’efficienza del servizio e per l’utilità dell’utente.
E’ emersa anche una preoccupazione dovuta all’età media del personale sanitario ed alla mancanza di un turn over, per cui è fondatamente da temere che fra qualche anno si renderanno vacanti molti posti, che non potranno essere facilmente ricoperti in maniera adeguata.
Al di là di queste considerazioni, alcuni punti di carattere più generale e con maggior forza sono emersi dai vari interventi.
E’ forse giunto il momento di pensare in modo diverso all’economia, che deve essere in funzione dell’uomo e non viceversa e, pertanto, più che ritenere che il progresso sia collegato all’incremento dei beni materiali e dei relativi bisogni, è necessario avere una visione integrale dell’uomo, proponendo scelte che tengano conto delle sue esigenze più profonde, perché solo in questo modo si può trovare il giusto equilibrio nella ripartizione delle risorse, anche nell’attuale contesto storico.
Un appello è per un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i protagonisti del sistema sanità: una visione egocentrica di chi valuta i problemi pensando soltanto al proprio tornaconto e si oppone a qualsiasi - anche di piccola entità - sacrificio nell’interesse della collettività, non permetterà mai di risolvere i problemi di una società che, in futuro, per molteplici fattori, avrà bisogno di più sanità. In questa prospettiva va valorizzato e responsabilizzato il ruolo della politica, inteso nel senso nobile del termine, che è quello di essere capace, all’occorrenza, di assumere anche decisioni impopolari, dovendo tener conto, come fine primario ed ineludibile, dei reali bisogni dei cittadini.
Non è mancata, da ultimo, una riflessione sul ruolo del volontariato, definito come stimolatore di moralità, portatore di forti valori di riferimento, moltiplicatore etico: tutto questo comporta un’assunzione di responsabilità ed un impegno costante a farsi portavoce dei bisogni dei più deboli.