"Negare o limitare i diritti significa negare la cittadinanza così come rinunciare ai diritti significa rinunciare ad essere cittadini"
Referendum 2011: ma andare a votare è veramente solo interesse di chi è per i quattro si?
di Fabio Pascapè
Cittadinanzattiva - Assemblea Territoriale NAPOLICENTRO
E' dall'11 giugno 1995 che non si raggiunge il quorum (50% dei votanti più uno) previsto per l'efficacia del referendum abrogativo... Una interminabile serie di insuccessi: 15 giugno 1997, 18 aprile 1999, 21 maggio 2000, 15 giugno 2003, 12 e 13 giugno 2005, 21 e 22 giugno 2009. In caduta libera la partecipazione al voto soprattutto per gli ultimi tre: 32%, 25%, 23%. Ma quanto costa una consultazione referendaria?
Circa 350 milioni di euro. Eppure il referendum è un cd. istituto di democrazia diretta in quanto consente al cittadino di intervenire direttamente su una norma abrogandola in tutto o in parte. Il 12 e il 13 giugno prossimi siamo chiamati ad una ennesima consultazione referendaria ed è sotto gli occhi di tutti come la propaganda si sia orientata non tanto verso l'invitare a votare, quanto verso il votare in un determinato modo piuttosto che non votare. In tal modo si è fatta coindìcidere la partecipazione al voto con il sì e la non partecipazione con il no. Questo è un modo errato di procedere. Errato e preoccupante. Il forte dubbio è che nonostante non si abbia certezza di raggiungere il quorum si indìcano comunque referendum consapevoli che gli esiti molto quasi cetamente non incideranno sulle norme ma che comunque potranno essere spesi politicamente. Il dato preoccupante è dato dal fatto che sono circa 16 anni che non si riesce a raggiungere il quorum e questo vuol dire che il cittadino si sta privando piano piano di uno strumento di partecipazione civica. Dunque la battaglia non è erogazione privata dell'acqua si o no, profitto per il gestore del servizio idrico si o no, legittimo impedimento si o no, nucleare si o no. La vera battaglia è quella finalizzata a conservare al cittadino uno strumento di partecipazione. Innanzitutto, dunque, si deve andare a votare. In alternativa, qualora ancora una volta non si dovesse raggiungere il quorum, c'è la non piu' rimandabile rivisitazione del meccanismo referendario abrogativo. In verità in Parlamento le proposte di legge di riforma sono molteplici e più o meno fanno leva su due modifiche: alzare il numero delle firme e abbassare il quorum. Dunque partita tutta aperta e che inizia prima dei quesiti referendari. E' lecito chiedersi: ma ha ancora senso a queste condizioni porre quesiti referendari? La risposta è tutt'altro che certa e scritta. Quello che è certo è che andare a votare conviene a tutti, sia a chi è per il si che a chi è per il no.
A meno che, nei fatti, non vogliamo fare a meno dei referendum abrogativi...
A noi la scelta!